Caro Pascal,
Cari amici della Federazione,
A seguito di alcuni rilievi che mi sono stati trasmessi riguardo la nascente Federazione Italiana del Teatro Sociale mi sento in dovere di chiarire alcuni elementi di questa iniziativa.
Nel mio intervento ho già indicato una serie di fattori determinanti per sviluppare al meglio questo progetto e al tempo stesso ho sottolineato l'importanza di oltrepassare conflittualità e diffidenze che, come spesso accade, minano fatalmente la crescita delle realtà che operano nel territorio.
Le legittime finalità prefissate dagli ideatori della Federazione si riferiscono al riconoscimento professionale di una categoria identificata all'interno dell'attività sociale svolta in ambiti di "competenza specifica" rispetto ad aree di disagio ed esclusione sociale.
Credo sia evidente che allo stato attuale non è ancora possibile stabilire parametri basati sull'immediato, ma è altrettanto chiaro che c'è bisogno di individuare gli spazi di intervento e di cooperazione che vanno posti in essere per comporre un progetto complessivo concreto ed efficace.
All'inizio della mia relazione ho espressamente esortato tutti a contestualizzare il lavoro che ci apprestiamo ad affrontare. Questo invito è strettamente legato all'urgenza di creare percorsi comuni in un clima di rinnovata fiducia nei confronti di metodi e sistemi che determinano la crescita professionale e artistica nelle attuali condizioni storiche e sociali del nostro Paese.
I punti principali che dovrebbero contraddistinguere un percorso collettivo di impatto sociale, soprattutto in questo caso, devono essere caratterizzati dalla volontà innovativa di tutti coloro che ne fanno parte e ispirati da un rigoroso codice etico che ne garantisca gli equilibri.
Se è corretto e doveroso partire da un'esigenza di rivendicazione su un riconoscimento professionale, è altrettanto opportuno generare impulsi aggregativi capaci di dare forza non solo al settore specificizzato del teatro in quanto sostegno o metodo inclusivo per determinate categorie, ma ampliare l'area di collegamento, e quindi di collaborazione e di intervento, facendo forza su tutte le possibili forme di partecipazione in un grande disegno comune.
In Italia esiste un perdurante rischio di "burocraticità" e il continuo germogliare di entità formali di rappresentanza finisce spesso con lo stimolare la frammentazione e l'isolamento di numerose realtà operanti sul territorio.
Al tempo stesso occorre confrontarsi col mercato e con la capacità di attrarre risorse economiche. Le dinamiche di nicchia o di ghetto, che pure hanno prodotto validi spazi indipendenti di iniziativa e di espressione, hanno scarsamente inciso sul governo dei processi sociali e talvolta hanno manifestato forti elementi di contraddizione proprio nello svolgersi delle relazioni con gli enti erogatori di sovvenzioni o spazi logistici. Si potrebbe perfino riflettere se il lavoro per l’inclusione, strutturato all’interno di una zona circoscritta, non possa diventare paradossalmente un’esperienza di esclusione dinamica, di un fenomeno quindi che incoraggia l’esclusione in quanto simbolo di unicità, diversità, anticonformismo spicciolo. Molti centri sociali sono una prova di questa tendenza, in un Paese che è tuttavia sprofondato complessivamente verso meccanismi assai lontani dai modelli teorizzati in quei contesti.
La profonda crisi che stiamo vivendo e che continuerà ad appesantire le nostre attività richiede scelte diverse e moderne, che seguano formule di maggiore interesse per investitori, pubblico, beneficiari del "servizio sociale" offerto dal teatro, e naturalmente per gli stessi operatori, per i quali questo lavoro deve costituire fonte di reddito, oltrechè di legittima soddisfazione artistica.
In funzione degli scenari nei quali diamo forma alle nostre idee e degli assetti con i quali siamo chiamati a confrontarci, non c’è più tempo né spazio per l’iniziativa racchiusa nella “categoria della categoria”. C’è invece bisogno di un grande patto comune per la creazione di un vero e proprio circuito produttivo, espressivo e distributivo grazie al quale garantire visibilità e successo a un’opera di forte impatto sociale, capace di unire forze provenienti da diverse esperienze, rispettando le individualità e le specifiche esperienze, mostrando compattezza e abilità nel coordinamento, posizionandosi sull’intero territorio nazionale mediante la diffusione dei prodotti, ed entrando in diretto contatto con la popolazione grazie all’impegno costante nella comunicazione e nella rappresentazione della socialità e dei bisogni espressi dai cittadini.
Il “Teatro sociale”, identificato erroneamente solo in quanto strumento di recupero, riabilitazione e sostegno, acquisterà il rilievo e lo spessore che merita e che la stessa Federazione desidera conferirgli, ma questo sarà possibile solo se realizzato nel contesto di un ambizioso disegno comune, in cui convergano le tante energie presenti in Italia per comporre un’entità in grado di esprimere tutte le potenzialità che l’attività artistica consente di mettere in campo.
Stefano Pierpaoli
Consequenze
